Erdogan e la “nazionale militare” della vergogna

Il calcio e la politica: due binomi che non possono coesistere. C’è politica nel calcio, nelle federazioni, ma non stiamo parlando dello stesso argomento in questione. La vicenda della Turchia, del suo presidente Erdogan, e della manifestazione d’approvazione dei giocatori della nazionale turca alla guerra in Siria, ha smosso il mondo mediatico.

La politica che istiga alla guerra, all’odio, all’oppressione. Tutto questo nel calcio non dovrebbe mai esserci. E’ uno sport si, ma uno dei più seguiti al mondo, e che deve dare (sempre) il buon esempio.

Si può essere patriota o ignorante come Erdogan

Basta un gesto per cadere in basso. Basta un immagine per distruggerne altre cento. Ciò che sta accadendo in Siria, ciò che sta facendo la Turchia, guidata da Erdogan, è il peggior manifesto di questo terzo millennio.

Un qualcosa da non appoggiare, o per lo meno, non rendere, vergognosamente, così pubblico. Ognuno può avere la sua filosofia di pensiero, le sue idee di amore o odio, insomma, ognuno può pensare ciò che vuole.

Tutto sta nel farlo nel buon senso verso il prossimo. Quei scellerati giocatori turchi, nessuno escluso, dallo juventino Demiral al romanista Under, si dovrebbero vergognare di ciò che hanno mostrato al mondo intero.

Non può essere solo patriottismo questo. Sono costretti a farlo, diranno in molti. Vivono su un Paese che è, praticamente, sotto un regime di dittatura, e non possono opporsi.

Va bene tutto, ma no mostrarlo al mondo intero. No, perché il calcio è lo sport di tutti. E’ lo sport dei bambini, quelli che la domenica dopo, su un campo da calcio in terra del proprio paesello, si esibiscono con lo stesso gesto d’esultanza: mano sulla fronte e saluto militare. Quei ragazzi non sanno minimamente cosa stanno facendo, non sanno che orribile simbolo rappresenta quel movimento.

Si deve reagire a tutto questo. Non si può ignorare o lasciar correre. Non importa quanto forte sia il giocatore: il club deve prendere le giuste opposizioni. Dimostrare che questo non è più il mondo delle guerre, il mondo delle violenze. E’ un qualcosa che sta cercando di cambiare, di migliorare. Ma con questi gesti ignoranti, da parte di persone mentalmente non evolute, non si va da nessuna parte: è solo l’ennesimo passo indietro.

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