Felice Gimondi, il campione che ha sfidato Merckx

E’ giunto il momento di dire addio ad una divinità, in tutti i sensi, del ciclismo italiano e non solo. Ieri ci ha lasciato, per sempre, il nostro campione, l’idolo di tutti, Felice Gimondi.

Per l’Italia del ciclismo, oggi, è una giornata molto triste. Gimondi ha segnato un epoca. Con la sua forza, la sua classe e la sua completezza, ha contribuito alla nascita di tanti campioni del ciclismo che, guardando le sue eroiche azioni da bambini, si sono appassionati a quel meraviglioso sport con la bicicletta.

Guai a chiamarlo “eterno secondo”, Felice Gimondi ha sfidato (e vinto) Eddy Merckx

Da metà anni sessanta, fino alla fine degli anni settanta. Felice Gimondi è stato un atleta longevo, capace di vincere a qualsiasi età. Il suo palmares parla da solo. E’ uno dei magnifici sette capaci di vincere tutti e tre i grandi Giri, con il nostro Giro d’Italia ben tre volte in carriera, e poi quel Tour de France vinto alla prima occasione, nell’anno d’esordio tra i professionisti.

Eppure tanti lo considerano “l’eterno secondo”, perché un campione incredibile come lui, ha avuto la sfortuna di correre negli stessi anni del cannibale, Eddy Merckx. Il belga è stato quel ciclista che impressionava ovunque, che non lasciava il minimo scampo agli avversari, capace di vincere sempre e comunque. Ma il nostro Felice non ha mai avuto paura di questo. Ha sfidato il cannibale ad armi pari, strappandogli anche un mondiale, nel 73 a Barcellona. Quindi guai a chiamarlo eterno secondo, perché lui era un corridore completo, proprio come Merckx, capace di vincere su ogni percorso, e la Parigi-Roubaix, la Milano-Sanremo e i due Giri di Lombardia ne sono la dimostrazione.

Emblematico l’ultimo Giro vinto, quello del 76, quando a 34 anni era ancora li a combattere per vincere, al contrario del suo rivale, già in fase calante. Ma li è stata scritta la storia, il rispetto, la rivalità che alla fine era amicizia in quel ciclismo d’altri tempi. Eddy Merckx era fuori dai giochi in quella corsa rosa, ma volle arrivare fino al traguardo per onorare la carriera e la vittoria di Felice Gimondi, rendendogli onore dicendo che ha vinto battendo proprio il belga.

Il ciclismo d’altri tempi

Quello era il ciclismo d’altri tempi, quello che emozionava chiunque, e che solo al pensiero, oggi, ti mette i brividi. Due grandi rivali che però si sono sempre rispettati, sempre voluti bene, tanto che oggi, lo stesso Eddy Merckx, è arrivato a dire di “aver perso” alla notizia della morte del nostro Felice. Questo basta per far capire la grandezza del bergamasco. Felice ha segnato un epoca, quella di chi ama il ciclismo, e anche i giovani come noi, possono solo trattenere le lacrime e ringraziare questa leggenda.

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