Fabio Casartelli, un campione indimenticabile

Ventidue anni, non sei ancora professionista, ma hai appena vinto la medaglia d’oro ai giochi olimpici di Barcellona 1992. Questa è la storia di un ragazzo che da giovane ha già vinto tutto, un predestinato, che il 18 Luglio del 1995, ha dovuto salutare la vita dopo una caduta al Tour de France. Questa è la storia di Fabio Casartelli, un uomo, un ragazzo, che il destino ci ha portato via fin troppo presto.

Fabio Casartelli per sempre con noi

Un fenomeno a livello giovanile, che da semi sconosciuto si è preso la chiamata del commissario tecnico della nazionale per l’Olimpiade di Barcellona nel 1992. Quei giochi olimpici li vinse, e diventò un eroe nazionale.

Un talento enorme, una ragazzo di una bravura esemplare. Casa e famiglia, dicono molti. Quella famiglia che lo ha sempre sostenuto. Lo ha accompagnato anche nel momento peggiore della sua breve carriera, quando da dopo l’oro l’olimpico, poco è riuscito a dare al ciclismo. Pochi risultati, e una pedalata non più fluida come qualche periodo prima.

Forte era forte, la sua esplosività, il suo talento era immenso. Gli era valsa anche la chiamata della Motorola, la squadra di Lance Armstrong, che a quei tempi era in netta rampa di lancio. Proprio in quel Tour maledetto, dove quella discesa del Colle di Portet-d’Aspet, ci rimarrà impressa per sempre. Quel ragazzo sdraiato a terra, privo di sensi, con una pozza di sangue lungo la strada. Immagine dure, violente, dove nemmeno i telecronisti trovarono le parole per esprimersi al meglio.

In quel momento Fabio Casartelli ci aveva già lasciato. Con se, si è portato via quel destino che lo voleva come talento precoce, senza mai potersi esprimere in tutte le sue potenzialità.

Fabio tutt’oggi ci manca, perché ha lasciato un vuoto incolmabile in tutti noi. Un ragazzo straordinario che è stato portato via nella maniera peggiore possibile. Il suo ricordo vive per sempre in tutti noi.

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