Elia Viviani, il riscatto del nostro ragazzo d’oro al Tour

Oggi sarà una tappa da corridori di classiche, un arrivo per gente come Alaphilippe, già in maglia gialla, o come il bomber Sagan. I nostri occhi però, sono rimasti all’arrivo di ieri, in quel di Nancy, dove tutto è diventato paurosamente più bello. Elia Viviani pur senza tricolore addosso, è tornato a sfrecciare, dimostrando che nelle volate si deve passare sul suo corpo per sperare di vincere.

E’ stata un affermazione da brividi, una volata regale, magnifica, che ci ha permesso di vivere emozioni uniche che nella velocità del Tour De France non vivevamo da anni.

Le critiche del Giro lasciate alle spalle alla grande da Elia Viviani

Ha vissuto momenti veramente bassi. Un Giro d’Italia che doveva essere corso da protagonista, con la maglia triolore sulle spalle, e gli sprint da regolare come grande favorito. Tutto questo non è stato. Distrutto probabilmente da quella vittoria che gli è stata negata, ingiustamente ci va da aggiungere. Da li tanti rammarichi, tante critiche che la gente non si rende nemmeno conto di fare.

Un tentativo di distruggere un grandissimo talento italiano senza motivo, perché Elia Viviani è un nostro patrimonio, e aveva solo bisogno di tempo per ripartire.

Ricostruire da zero, dimenticando questo breve periodo triste e tornare il missile dello squadrone della Deceuninck Quickstep.

Perché si, è anche grazie al treno della squadra belga, e alla loro grande forza, che è arrivato questo storico successo alla quarta tappa del Tour De France.

Ma in tutto questo ci ha messo molto più Elia stesso, più di tutto quello che poteva dare. Una volata regale, da sprinter fenomenale. Il nostro ragazzo d’oro si è tolto tutti i sassolini incastrati negli scarpini e si è preso la sua rivincita.

Che poi più bella storia non c’è, visto che questo successo è il primo nella corsa gialla, è storia. Serviva la giusta affermazione per ripartire, e questa è arrivata.

Il ragazzo di Verona ha chiuso il suo cerchio a 30 anni, prendendosi la vittoria che gli da la gloria eterna, che lo lancia per sempre tra i più grandi velocisti che la storia del ciclismo italiano, e non solo, ha mai avuto.

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