Matteo Berrettini, il tennis italiano ringrazia

E’ un momento magico per il tennis italiano. Un periodo che sicuramente non ci aspettavamo, e che viverlo fa veramente effetto. Prima Fabio Fognini, con il suo primo Masters 1000 in carriera, e poi il giovane Matteo Berrettini, al suo secondo titolo in carriera, quello appunto vinto la scorsa domenica a Budapest.

Chi è Matteo Berrettini

Classe 1996, romano, Matteo Berrettini è una delle nostre migliori promesse nel panorama nazionale.

Disputa la sua prima partita da professionista nel 2014, nel circuito Challenger, dove nel 2016 arriva la sua prima finale, ad Andria, persa però contro Vanni. Dovrà aspettare solo una stagione per trovare la sua prima vittoria in un torneo Challenger, che avviene a luglio a San Benedetto.

La prima vittoria invece, in un torneo ATP invece, è nel 250 di Gstaad, in Svizzera. Avvenuta nel luglio del 2018 batte in finale Roberto Bautista Agut, prendendosi la prima gioia personale.

Gioia bissata, per l’appunto in questo 2019, che è iniziato in maniera molto positiva per i colori azzurri, grazie anche al secondo titolo in carriera di Matteo, capace di vincere un torneo ATP 250 a Budapest, battendo in finale, in rimonta, Filip Krajinović. Grazie a questo successo, per Matteo Berrettini è arrivato anche il best ranking in carriera, arrivando al numero 37 della classifica mondiale ATP.

Da Budapest al Roland Garros, passando per Roma

“La vittoria di Gstaad è stata una sorpresa, anche mia personale: vivevo alla giornata, senza chiedermi più di tanto quello che stava accadendo. A Budapest ho ripercorso con più consapevolezza i momenti dello scorso anno: è stata una vittoria più sentita, anche perché venivo da un periodo non facile“.

Queste le parole del nostro Matteo Berrettini. Ora il romano punterà senza ombra di dubbio, agli internazionali casalinghi che stanno per arrivare. Sicuramente non sarà la stessa cosa, ma non si può mai sapere. Basti vedere l’exploit avuto da Marco Cecchinato lo scorso anno al Roland Garros. Matteo non è da meno, ed emularlo sarebbe già un grande risultato.

Grazie a questi giovani ragazzi che crescono, l’Italia del tennis ringrazia e guarda avanti.

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