Federer suona la carica dei 101 titoli in carriera

Nel torneo che ha lanciato definitivamente un talento come quello del canadese Auger-Aliassimesi prende la scena sua maestà, Roger Federer. 

Lo svizzero vince il Masters 1000 di Miami per la quarta volta in carriera.

Roger ha nettamente dominato la finale che lo ha visto confrontarsi con il campione uscente, l’americano John Isner.

Un match che non ha voluto storie, dove il Re ha fatto capire sin dall’inizio che questo torneo doveva diventare il suo 101° trofeo in carriera.

Ogni parola è superflua per descrivere Roger Federer

Un cammino esaltante, che ha rivisto un Federer in grande forma, durante tutto l’arco del torneo. I numeri descrivono questo esempio di sport contemporaneo, perché altre parole sono oramai superflue e già usate, nei confronti di Roger.

SI avvicina sempre di più il record di vittorie di Connors, oramai distante solo 8 titoli, rispetto allo svizzero.

In questa nuova realtà del tennis, che cerca nuovi talenti da esaltare, i grandi continuano a faticare ad abdicare.

Ci sono stati diversi alti e bassi, toccati un po’ a tutti. D’altronde però, non si può essere competitivi per una vita intera. E’ toccato a Nadal, accusare un periodo duro dopo un infortunio. Stessa sorte l’ha dovuta superare anche Nole Djokovic. Il serbo rispetto ai due veterani, ha dalla sua l’età, che gli consente di poter dominare ancora in lungo e in largo il panorama del tennis mondiale.

Ma questo scettro Re Roger non ha ancora voglia di toglierselo. Gli anni passano e l’età si fa sicuramente sentire. Di certo la freschezza di una volta non c’è più, ma è da qui che si riconoscono i grandi campioni. Ha cambiato modo di allenarsi, è diventato più conservativo. Tornerà a giocare sulla terra rossa del Roland Garros, forse per via della delusione dell’Open d’Australia.

Tutto questo per dimostrare al mondo che il Re non ha voglia di abdicare, ma continua a cercare risposte e vittorie,

Vittoria come quella di ieri, che gli consegna il trofeo del vincitore per la centounesima volta, ma di certo non l’ultima.

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