Cadel Evans, la passione per la bici prima di tutto

“Non riesco ancora a rendermi conto di quello che significa aver vinto un Tour. Comunque oggi me ne accorgo più di ieri, e domani più di oggi” Cadel Evans

Queste le parole del ciclista australiano più vincente e rilevante di sempre, dopo la vittoria del suo primo, e unico, Tour de France.

Un uomo che al ciclismo ha dato tutto, perché è stato, e lo è tuttora, l’amore e la passione della sua vita.

Non a caso ora si corre una classica, Word Tour in Australia, a suo nome, la Cadel Evans Great Ocean Road Race, vinta tra l’altro di recente dal nostro Elia Viviani.

L’infinita rincorsa al Tour di Cadel Evans

Chi approda al ciclismo su strada dalla MTB, di solito, ha una marcia in più. I fatti parlano.

Cadel Evans ha vinto per due volte la classifica di Coppa del Mondo di cross country, ed è entrato di prepotenza nel grande gruppo del ciclismo su strada, con l’obiettivo di centrare la corsa più sentita da tutti, la Grande Boucle.

Ci proverà per 9 anni consecutivi, dal 2005 al 2013, riuscendo ad alzare le braccia al cielo nel 2011, coronando il sogno di una vita sugli Champs-Élysées.

In mezzo tanto sacrificio, duro allenamento, senza mai dire una parola fuori posto, senza mai tirarsi indietro dall’agonismo che lo circondava.

Quella maglia gialla, conquistata nel 2011 a 34 anni, la difenderà con onore l’anno seguente, quando si presenta al via per l’onore, pur sapendo di non poter più ripetere l’impresa dell’anno prima.

Il mondiale di Mendrisio, l’unico australiano a prendersi l’iride

“Io, per principio, non mi ritiro, piuttosto ci muoio. Non è proprio così, è solo un modo di dire, ma è la passione della mia vita. Se parto, voglio sempre arrivare. Meglio primo. Ma piuttosto ultimo.” Cadel Evans

Un corridore che per la bici ha dato tutto. Ha inseguito il sogno maglia gialla per tutta la vita, ma per cui ha dovuto faticare come nessun altro.

Che sia stata MTB o corsa su strada, Cadel Evans ha sempre trovato rivali degni di livello. Nomi sempre troppi grandi da battere, ma lui non si è mai arreso, ed ha continuato a combattere fino all’ultimo.

Come quando a Mendrisio, nel 2009, ha vinto il suo mondiale, una di quelle medaglie iridate più belle al mondo da ricordare.

Una di quelle persone che ama il proprio sport, che ama il proprio mondo, e che non ha problemi con nessuno, perché la cosa più importante è divertirsi.

Nel suo divertimento c’era anche la fatica, tanta fatica, tipo quando lo vedivi in salita con le ultime risorse di energia. Rannicchiato sopra la bici per cercare di pedalare con ogni muscolo del corpo.

Cadel Evans ha lasciato molto al mondo delle due ruote, ha lasciato molto a noi appassionati di ciclismo.

Quel tipo di ciclista si sta estinguendo, e il ricordo del buono australiano, piano piano scomparirà.

Onore a Cadel, che dalle fatiche di una vita, è diventato Evans, che con la bici è diventato iridato, ed ora può permettersi di guardare tutti dall’alto al basso, perché, fin quando correva, la testa non l’ha alzata mai.

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