Murray, non doveva andare così

Quando un atleta piange davanti ad un mondo intero che ti guarda, capisci che c’è realmente qualcosa che non va. Andy Murray poteva non dire niente, rimanere in silenzio, perché quelle lacrime valgono più di mille parole.

È incredibile come il mondo dello sport ti da e ti toglie tutto, allo stesso tempo.

Ti porta via la tua passione più grande, e ancor di più, non ti lascia libero di divertirti come sempre hai fatto.

Questo è il messaggio delle lacrime di dolore che ha versato Andy Murray nella conferenza stampa che anticipa gli Australian Open.

Un ragazzo, un uomo, distrutto, sportivamente parlando, che è costretto ad annunciare il ritiro.

L’infortunio all’anca che pone fine alla carriera di Murray

Un anno a combattere il dolore provocato da quel maledetto infortunio.

Un anno a sopportare tutto, l’intervento, la riabilitazione, e per finire, l’assenza dai campi da gioco.

Andy Murray ha deciso di arrendersi. Non ce la fa più ad andare avanti e convivere con questo dolore.

Saranno gli ultimi Australian Open della sua carriera, ma come ha annunciato, l’obiettivo sarebbe di arrivare, dolore permettendo, nella sua amata Wimbledon, per chiudere con onore, una carriera destinata a rimanere nella storia, nonostante tutto.

Stiamo parlando del primo dei “Fab Four ad annunciare il ritiro, il più giovane, e il meno probabile di tutti.

Una carriera da brividi, quella di Murray, osannato nella sua amata Gran Bretagna, grazie alle due vittorie di Wimbledon.

Allo stesso tempo però, il ricordo indelebile dei due ori olimpici, nel 2012 e nel 2016.

Quello di Londra 2012 però rimane il più sentito. Olimpiade casalinga, terreno di casa, quello di Wimbledon, ed emozioni a non finire.

Una carriera fantastica, che in Gran Bretagna definiscono unica.

L’addio più duro da sopportare, ma di fronte al male fisico, non si può nulla.

Sir Andy Murray si arrenderà così, ma con l’orgoglio di aver dato tutto al suo popolo.

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