Il calcio italiano è malato, difficile trovare la cura

Il nostro calcio è malato, inutile girarci tanto intorno. Lasciamo da parte i risultati, abbandoniamo le classifiche e i numeri, perché in questo caso non contano nulla. Abbiamo tanti problemi da risolvere che, purtroppo per noi, non riguardano solo lo sport. Siamo un paese arretrato, a livello di cultura e di intelligenza. Una riflessione brutta forse, ma questa è la verità nuda e cruda.

Quello che è successo nell’ultima giornata di campionato non è ammissibile. Non ora, non nel 2018, anzi 2019 oramai.

Abbiamo chiesto per anni, noi appassionati, di giocare anche a Natale, come in Inghilterra.

Già l’Inghilterra, il Regno Unito, la regina, il brexit, mettetela come volete, ma non siamo i britannici. Li possiamo imitare in tante cose, ma bisogna ammettere, che di testa ci sbranano.

Per carità, non elogiamo tanto la cultura d’Oltre Manica, perché anche loro, in passato, ne hanno combinate di cotte e di crude. Però parliamo di eventi passati; loro lo hanno superato, noi lo viviamo.

La lotta contro il razzismo non finirà mai. Va avanti da quando il mondo è stato creato. Il razzismo, la discriminazione, è un problema grave nella società di oggi, anche se qualcuno la testa fuori l’ha tirata. Se poi associamo tutto questo allo sport, o meglio al calcio, non ne usciamo più.

Che cosa insegniamo ai bambini? Andare allo stadio significa insultare una persona di colore che sta giocando contro la tua squadra?

No, non ci siamo proprio. E pensare che magari nella tua squadra del cuore ci giocano altrettante persone di colore.

Beh, questa, cari lettori, è ignoranza. Una parola che dovrebbe essere usata più spesso in Italia, perché noi siamo questo, nessuno escluso, siamo tutti ignoranti.

Morire per andare allo stadio, nel calcio succede ancora!

Non bastava tutto quello che è successo nel posticipo di ieri sera tra Inter e Napoli. Mancava solo la ciliegina sulla torta: la morte di un tifoso.

Si, perché si muore per andare allo stadio. Perdiamo la vita per andare a tifare la nostra squadra del cuore. Siamo stati capaci di trasformare una passione, uno sfogo settimanale, in una guerra. Siamo capaci di ammazzarci per tifare!

Non è la prima volta che succede, ma più passano gli anni, più tocchiamo il fondo. Il calcio non è più uno sport per famiglie, per lo meno non lo è in Italia.

Andare allo stadio, ora è pericoloso. E poi ci lamentiamo della gente che preferisce vedere le partite in tv anziché pagare il biglietto in curva. Facciamoci due domande, e diamoci delle risposte concrete. Così, oramai, non si va più avanti.

In Europa, nel mondo, stanno crescendo tutti, fatto eccezione di alcuni casi. Noi siamo in quella fazione, siamo capaci di andare a retroso.

Inutile fare paragoni, perché il nostro campionato è tra i 3 più importanti in Europa, e la visibilità è talmente alta che, ad ogni sciocchezza del genere, ci rimette un Paese intero.

Oggi, come avrete capito, non parliamo di sport, di emozioni, no, discutiamo sull’essere umani, sul crescere a livello di persone: l’imparare a stare al mondo.

Il calcio è malato, ma il nostro football è malato, mettiamocelo in testa. Ci si può rialzare, perché le soluzioni si trovano sempre. Ma senza un po’ di testa, ed intelligenza, non si va da nessuna parte.

Nel 2018/2019, insultiamo persone dalla pelle più scura e ci uccidiamo per andare allo stadio. E poi vogliamo parlare di campo, dei calciatori che non giocano, o della nazionale che delude.

Non si può più parlare di questi argomenti, non ora, è giunto il momento di tirare fuori gli attributi e cominciare a rivoluzionare il nostro sport, il nostro soccer, perché tutto questo non è più sopportabile.

 

 

 

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