Contador, il pistolero amato da tutti

Più di un semplice atleta, più di un normale ciclista, Alberto Contador, con i suoi difetti, e soprattutto, con tutti i suoi bellissimi pregi, festeggia oggi 36 anni.

Un momento giusto, un giorno importante, per ricordarsi chi è il “pistolero”, il ciclista che più ha emozionato i tifosi in questi ultimi anni.

Non a caso che Alberto non abbia mai nascosto la sua passione per Marco Pantani, il suo idolo, la sua musa ispiratrice. D’altronde, di chi non è stato l’apripista verso il ciclismo il pirata?

Contador, però, lo ha proprio emulato in tutto, emozionando in ogni suo attacco. Dove correva lui, c’era da divertirsi. Alberto Contador, sinonimo di vittoria e di spettacolo.

Dai tre grandi Giri alla squalifica, fino al ritorno spettacolare, da Alberto Contador

(AP Photo/Bernard Papon, POOL)

Che Alberto Contador facesse parte del cerchio ristretto dei magnifici sette, ovvero, i vincitori di tutti e tre i Grandi Giri, non è una sorpresa. Alberto non ha solo vinto, nella sua carriera, Giro, Tour e Vuelta, lui li ha dominati e li ha resi indimenticabili.

I suoi attacchi, il suo modo di alzarsi sui pedali, e “cavalcare” la bici, resta inimitabile. Di pistolero ne esiste solo uno.

Quello che è successo poi, sinceramente, non ha così importanza nel cuore degli appassionati. Il doping nel ciclismo, come in tanti altri sport, esiste. Il caso Armstrong ha smosso un mondo intero, ma il caso “Contador” non va etichettato come tale.

Tutto ciò ha fatto scalpore, ha tolto due anni importanti nella carriera di Alberto, dal 2010 al 2012. Non solo, gli ha tolto pure un Giro d’Italia e un Tour de France.

Decisioni dure da digerire, risultati di un tribunale difficile da accettare, quando sai che te le sei meritate in strada. Ma qualcosa c’è stato, e in questo, non vogliamo entrare nei dettagli.

Torna e vince, semplicemente il pistolero.

C’è solo una cosa che rimane agli occhi di tutti, lo sguardo della tigre del pistolero. Contador è caduto, ma si è rialzato ed è tornato, più forte che mai.

Non solo la sua classe, la sua forza e la sua eleganza, ora aveva anche la rabbia, quella di aver perso anni importanti della sua carriera. Alberto torna e vince.

Due Vuelta, un Giro, e tante ma tante grandi prestazioni. Non è arrivato il Tour, ma ciò non toglie quello che lasciato nella sua “seconda carriera”.

Meraviglioso l’ultimo saluto, nell’ultima tappa in salita della Vuelta del 2017, una vittoria e l’ultimo sparo del pistolero, praticamente indimenticabile.

Abbiamo amato tutti Alberto Contador, che siamo spagnoli o italiani, o semplicemente, amanti del ciclismo. Lo spagnolo ci ha regalato una carriera da applausi, e noi tutt’ora, non smettiamo ancora di applaudirlo.

Nel giorno del suo trentaseiesimo compleanno, era impossibile non dedicare un ricordo ad un personaggio del genere. Alberto ha segnato una generazione, dimenticarselo, sarà impossibile.

 

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