Cunego, l’addio alle corse del piccolo principe

Cunego, l’addio alle corse del piccolo principe

1 dicembre 2018 0 Di PoetaJPunk

Non è mai cresciuto, il piccolo principe è rimasto tale, non è mai diventato Re, anche se, nello sfondo del ciclismo moderno, è stato uno dei più veri. Damiano Cunego ha ufficializzato il suo ritiro da ciclista professionista al termine della scorsa prova dei campionati italiani.

Il 2018 vede così appendere la bici al chiodo, uno dei più grandi rimpianti del ciclismo italiano, ma nonché, uno dei più emozionanti ciclisti italiani di sempre.

Cunego è stato tutto questo. Da giovane campione ad eterna promessa. Una speranza mai mantenuta, ma pur sempre bellissima, da raccontare per l’eternità della storia del ciclismo italiano.

Giro d’Italia nel 2004, la nascita del sogno Cunego

Quando è il giovane che vince, il pubblico si esalta, ma i veterani mostrano, in qualche modo, il loro disappunto. Damiano Cunego diventa il piccolo principe nel Giro d’Italia del 2004, dove si impose sul suo capitano, ai tempi della SaecoGilberto Simoni.

Damiano partì in quel Giro con i gradi di gregario, nei confronti del due volte vincitore della corsa rosa. Quei ruoli però si invertirono. Colpa di una non buona condizione di Simoni, e una splendida ascesa di Cunego.

Resta negli occhi il capolavoro del passo di Furcia, dove il veronese attaccò a 59km dall’arrivo e fece saltare il banco, diventando, non solo leader della generale, ma a tutti gli effetti, il capitano della sua squadra.

Simoni non la prese bene, e nelle tappe successive, le problematiche in squadra, aumentarono. Ma ciò non fermò la nascita della nuova stella del ciclismo italiano. Cunego arrivò fino a Milano, in maglia rosa, e a 22 anni si prese l’Italia intera, che comincio a sognare con la sua nuova stella del ciclismo.

I Lombardia, il Tour, il secondo posto al mondiale e il declino di Cunego

Può succedere a volte, che le bellissime promesse, non vengano sempre mantenute. Damiano è, purtroppo, l’esempio migliore da prendere in considerazione. Nel suo palmares, oltre a quel bellissimo sogno rosa del 2004, ci sono anche 3 Giri di Lombardia (2004,2007,2008), e un Amstel Gold Race, che completa un 2008 magico nelle classiche, per il corridore veronese. Quell’anno però c’è il mondiale casalingo, la rassegna iridata di Varese.

L’Italia, in quegli anni li, aveva senza ombra di dubbio, la squadra da battere. Tanti ottimi ciclisti, uniti ad una stellina di diamante che era proprio Cunego.

Quella corsa sappiamo tutti come è finita. L’urlo “Ballaaan” di Bulbarelli, risuona ancora nella nostra mente. Un affermazione che fu l’ultima per l’Italia nella rassegna iridata, ma dal sapore dolcissimo.

In quella corsa, tutti idolatravano Alessandro Ballan, appassionati e non, ma c’era un italiano non felice in quel fine settembre del 2008, Damiano Cunego.

Il piccolo principe arrivò secondo, proteggendo l’attacco del compagno di squadra, perché il ciclismo è questo, non è solo individualità. Damiano fece al massimo il suo lavoro, ma nella sua testa sapeva che al posto di Ballan, ci sarebbe voluto, e dovuto, essere lui. Un argento mondiale che non splende quanto doveva, un podio che segna, vuoi o non vuoi, l’inizio del declino del campione veronese.

Dalla Lampre alla Nippo, fino al ritiro

Gli anni a venire furono sempre più duri per il vincitore del Giro 2004. I risultati non arrivano, le speranze di bissare quella splendida corsa del 2004, si spensero lentamente.

Il cambio di squadra, dalla sua amata Lampre alla Nippo Fantini, non da i risultati sperati. Il grado di capitano non basta per tornare a vincere. Negli ultimi anni, purtroppo, Cunego non è più del livello degli altri che emergono, non è più quel ragazzo che regalava sogni, e il suo declino fu sempre più netto.

L’esclusione della squadra dal Giro d’Italia del 2018 fa molto male. Ciò non gli ha permesso di prendere parte alla sua ultima grande corsa a tappe. Sarebbe stato l’addio più bello, ma la scelta degli organizzatori sarà per sempre criticata.

Damiano Cunego lascia il ciclismo agonistico. Non lo abbandona da Re, perché quel principe non è mai riuscito a prendersi la corona, ma l’uomo che è diventato Damiano, non ha paragoni con nessuno.

In un ciclismo sempre più malato, lui è rimasto lo stesso ragazzo di 22 anni che sorprese il mondo. E’ stato li, a lottare, per 14 anni, anche senza risultati, ma con il giusto e sano divertimento. Mai caduto nello scandalo del doping, non ha mai sprecato una parola fuori luogo. Damiano Cunego ha onorato ogni sua pedalata, dimostrando che si è campioni anche senza mantenere le promesse fatte da ragazzo.

L’Italia del ciclismo ha sognato un futuro migliore per il ragazzo di Verona. ma il destino ha voluto questo, e va bene così. Dal 2019 il piccolo principe sarà un ricordo, bellissimo, della storia del ciclismo mondiale, una favola da raccontare a tutti coloro che sognano una vita sui pedali.

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