Viviani, un 2018 da incorniciare

Ventinove anni, ragazzo semplice di Verona. Per professione fa il velocista, uno dei migliori in questa stagione. Stiamo parlando di Elia Viviani, il ragazzo d’oro del nostro ciclismo.

Se siamo in difficoltà, sotto alcuni aspetti nel ciclismo nostrano, va fatta un eccezione, con lo sprinter veronese che regna in questo 2018.

Una stagione eccezionale fino a qui. 18 vittorie ottenute, 4 al Giro d’Italia, 3 alla Vuelta.

La maglia ciclamino vinta al Giro, e poi soprattutto la maglia tricolore che ha cucito sulla sua pelle. Il ragazzo d’oro è diventato grande. A distanza di due anni, da quel meraviglioso oro sulla pista di Rio, Elia Viviani si è preso la scena del nostro ciclismo e di quello mondiale.

Dall’oro di Rio alla chiamata della Quickstep, il momento d’oro di Viviani

Viene dalla scuola della Liquigas. Quella di Ivan Basso, ma anche e soprattutto, quella dove sono cresciuti Nibali e Sagan, e non sono due nomi così leggeri.

Ci ha messo un po’ più di tempo a sbocciare Viviani, colpa forse di se stesso, ma anche di chi lo ha gestito. Il passaggio al Team Sky, la squadra più potente del ciclismo moderno, doveva essere il suo slancio definitivo, ma così non è stato. Non era mai il capitano, così che fare volate per lui, divenne un problema. Nella sua ultima stagione di Sky, Viviani non venne nemmeno fatto partecipare ad un grande giro. Mancanza di rispetto verso un professionista vero.

Il passaggio alla Quickstep quest’anno, ha rimesso le cose in chiaro. I gradi di capitano nelle tappe di velocità, gli hanno restituito la sicurezza in se stesso, e la grande voglia di vincere.

Quello che gli mancava su strada, lo sta trovando mano a mano in questa stagione, successi dopo successi. Ora gli obiettivi del futuro saranno quelli di vincere qualche grande classica, magari la Sanremo. Poi l’obiettivo mondiale in un futuro prossimo.

Tutto questo Viviani già lo ha preso su pista, dove rimane uno dei più forti in circolazione. Un grande amore a cui difficilmente rinuncerà.

Il nostro ragazzo d’oro è definitivamente sbocciato. Un velocista così lo aspettavamo da anni.

Da Cipollini a Petacchi, da Petacchi a Viviani. Elia è il nostro futuro, lo sprinter veronese è l’emblema del nostro ciclismo.

 

 

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