Fenati, la follia incomprensibile di un uomo rimasto solo

Pochi secondi di video. Immagini che scorrono e parlano da se. Quello che ha fatto Romano Fenati ieri, è un gesto bruttissimo per lo sport in generale.

Non si può definire pilota, o meglio atleta, un professionista che commette manovre del genere. E’ come se nel calcio entri a piede teso, per spezzare la gamba ad un tuo avversario. Li ci rimetti l’arto, qui ci rimetti la vita.

Fenati-Manzi un “incidente” fuori dal comune

Misano, Moto2. Una gara in cui, Fenati e Manzi, non si sono risparmiati. Un duello accesso, con un sorpasso molto al limite di Manzi, che scatena la rabbia di Romano. Poi il gesto scellerato. Fenati tira la leva del freno della moto di Manzi e viene squalificato.

Un gesto orribile, impensabile dal punto di vista di un motociclista. A più di 200 all’ora, rischi di rovinare la carriera, forse la vita, ad un tuo collega. Inspiegabile. La lampadina di Fenati si è spenta completamente in quel momento.

Di problemi a controllare la rabbia, li ha sempre avuti, ma arrivare a tale gesto, non ci riuscirebbe nessuno. Sei un professionista, fai questo di mestiere. Solo questo dovrebbe bastare a farti capire la sciocchezza che hai commesso. In un circuito dove ha perso la vita Tomizawa, e intitolato niente di meno che a Marco Simoncelli, vedere un comportamento del genere fa riflettere. Questi piloti rischiano la vita ogni volta che scendono in pista. Ci può stare la rivalità, ma il rispetto in pista, tra colleghi, non deve mancare. Capita di fare errori, di tirare giù altri piloti incolpevoli, o magari di duellare con troppa enfasi in gara. Ma ostacolare un avversario in pista, con una mossa che, se riuscita al 100%, rischia di ucciderti, non è assolutamente comprensibile.

Forse il tentato omicidio, per cui rischia di essere indagato Fenati, è un po’ troppo, ma la gravità della situazione che si è creata dopo ieri, è lo specchio del comportamento di un pilota che va fermato.

Fenati, da sedicenne prodigio al licenziamento

Ora come non mai, Fenati è un uomo solo. Licenziato dalla sua squadra, e con il serio rischio che la MV Augusta (team di Fenati per il 2019), stracci il contratto stipulato. E pensare che il prossimo anno sarebbe stato il compagno di Manzi nel nuovo team. Strano il destino.

Non è strano però, quello che ora gira intorno a Fenati. Odio, cattiveria e insulti. Comportamenti ed emozioni che arrivano anche dai suoi colleghi più famosi, che lo vogliono fuori dal circus. Sicuramente per Romano, tornare a correre a questi livelli, in moto, non sarà facile. Con il gesto di ieri si è definitivamente rovinato la carriera e la vita.

Forse è proprio questa la giusta punizione, dimenticare Romano Fenati. E pensare che nella sua stagione di esordio veniva visto come il nuovo Valentino Rossi. Un pilotino di grande talento, entrato e poi cacciato dall’accademy del dottore.

Ci aveva visto lungo Valentino. D’altronde di gesti del genere, non ne era nuovo Fenati. La rabbia non è mai riuscito a controllarla. Ma questa volta, ha definitivamente esagerato.

Il fatto che ne possiamo parlare, vuol dire che ieri a Misano è andata bene.

E’ andata bene a Manzi, rimasto in piedi e senza conseguenze. E’ andata bene a Fenati, che ora subisce le critiche da tutto il mondo dello sport, ma poteva andare molto peggio.

Un ragazzo rimasto solo con se stesso. Un uomo che non si è comportato da uomo. Un pilota che ha messo in pericolo la vita di un suo collega. Una persona così non merita più di ricevere attenzioni.

Giusto l’allontanamento dalla squadra, e cosa più giusta, sarebbe la sospensione, per un bel po’ di tempo, di correre nel motomondiale.

Caro Romano, ieri hai perso alla grande. Ti sei perso la possibilità di inseguire il tuo sogno. Hai perso il rispetto dei tifosi e degli altri piloti. Hai perso la testa. Da adesso in poi sarai ancora di più, un uomo solo. Dovrai ricostruire la tua vita, magari lontano dallo sport professionistico. Perché siamo sinceri, non fa per te.

Caro Fenati, certi gesti per quanto uno li voglia dimenticare, non si scorderanno mai. Tutto quello che avevi costruito ora no c’è più, ora non hai più niente. Buona fortuna per il futuro, magari lontano dalle competizioni, perché non fanno per te.

 

 

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