Tortu, avanti tutta, con rabbia e talento

L’universo dell’atletica italiana, aspettava da anni, da decenni, un momento come questo. Un momento che purtroppo per Filippo Tortu è andato storto.

L’Italia intera, aspettava la finale di questo Europeo, perché da troppo tempo, nella gara regina dell’atletica, mancava un colore azzurro ad alti livelli. Nemmeno a dirlo, l’ultimo trionfo risale ai tempi di Mennea. Proprio quel Pietro Mennea che il giovane Tortu ha battuto, correndo a Madrid qualche settimana fa, i 100m in 9.99. Mai nessun italiano era riuscito ad abbattere il muro dei 10 secondi. E questa era la speranza migliore in vista di questi europei.

Il talento c’è, ora fuori la rabbia per diventare leggenda

Che il talento c’è è fuori discussione. L’ho ha dimostrato continuamente, e potrà farlo ancora negli avvenire. E’ stata una finale corsa ad altissimi livelli rispetto ad altre edizioni. Ma questo non deve essere una scusa. Tortu lo sa bene, lui stesso per prima cosa critica se stesso. Segno della maturità di questo giovane ragazzo, che prima dell’atleta, mette in mostra le sue grandi doti umane.

“Se ero arrivato 5°, battendo il mio personale, allora ero soddisfatto, così no, sono arrabbiato”

Rabbia, questo è quello che esce dalle parole di Filippo. La rabbia di chi si è allenato duramente, ma in questa finale non sembrava nella sua miglior condizione. Ed è proprio da questa rabbia che Tortu dovrà ripartire. L’Europeo di Berlino non è finito, c’è la staffetta da onorare e fare meglio possibile. E poi c’è un futuro che lo aspetta a braccia aperte.

A livello mondiale, dopo il ritiro di Bolt, le differenze si sono assottigliate, e sognare in grande ad un ragazzo così giovane fa solo del bene. Che sia nei 100m o nei 200m, non conta, quello che conta è vedere questo ragazzo inseguire quel sogno che ieri lo ha svegliato bruscamente.

Da sportivo, da italiano, posso solo far i complimenti a Filippo Tortu, capace di far provare emozioni mai realizzate in una finale dei 100m da noi più giovani. La sconfitta fa parte dello sport, non sempre si può vincere. Ma i complimenti vanno fatti lo stesso, perché dalla rabbia e determinazione con cui è uscito Filippo, si capisce molto della persona.

Se l’è presa con se stesso, dandosi la colpa di tutto. Nessun alibi, niente di niente. Questi sono i segnali da dove ripartire per il ventenne brianzolo. Perché con il lavoro e la determinazione, si può arrivare molto lontano, può arrivare ad essere leggenda.

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